Federico Zanon
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Un'operazione difficile, ma tutt'altro che impossibile. Secondo quanto scrive Repubblica l'Inter in estate farà un tentativo per Nico Paz, gioiellino del Como, che in questa stagione ha segnato 11 goal, contribuendo alla grande stagione della squadra allenata di Fabregas. Un'idea che può diventare una trattativa solo se ci sarà un'apertura da parte del Real Madrid, che controlla il suo cartellino e che a fine stagione eserciterà il diritto di riacquisto. Ma la sua permanenza a Madrid è tutt'altro che scontata. IL COSTO DELLA RECOMPRA Nico Paz si è trasferito al Como nell'estate 2024 a titolo definitivo per 6 milioni di euro, firmando un contratto quinquennale fino al 2028. Al contempo però il Real Madrid si è assicurato il 50% sulla futura rivendita del giocatore, più la possibilità di riacquistarlo a cifre definite per tre sessioni di mercato estive: 8 milioni nel 2025, 9 milioni nel 2026 e 10 nel 2027. Non è da escludere che i blancos possano pagarlo di più per riportato a casa, aggiungendo alla cifra già decisa dai contratti, ovvero 9 milioni di euro, una sorta di "premio di valorizzazione". Il Como infatti la scorsa estate poteva guadagnarci di più dalla cessione del talento argentino ma ha respinto una ricca proposta del Tottenham da 65 milioni di euro più 10 di bonus. IL REAL MADRID VENDE NICO PAZ? Il Real Madrid resta una possibilità per Nico Paz, che a giugno volerà negli Stati Uniti per giocare il Mondiale con l'Argentina, ma a oggi è un'incognita. Dopo una stagione fallimentare da zero titoli, con Xabi Alonso e Arbeloa in panchina, in estate ci sarà una rivoluzione. Servirà fare cassa per finanziare i nuovi acquisti e il nome di Nico Paz potrebbe finire sulla lista dei partenti. Toccherà al nuovo allenatore esprimere una preferenza: là davanti di certo c'è tanta scelta, da Rodrygo a Vinicius, da Mastantuono ad Arda Guler, da Brahim Diaz a Endrick, di rientro da Lione. Qualcuno è di troppo. Secondo Repubblica l'Inter vorrebbe usare i soldi dalla cessione di Bastoni al Barcellona per Nico Paz, valutato dal Real Madrid almeno 50 milioni di euro. Il gancio è il vicepresidente Javier Zanetti, amico del padre Pablo, già suo compagno in nazionale argentina. Il feeling tra Nico Paz e il mondo Inter è reale: la dimostrazione sta nella foto postata su Instagram da Paula de la Fuente, moglie di Zanetti, dopo la cena del trequartista argentino, assieme al padre e un'altra leggenda nerazzurra come Diego Milito, al ristorante milanese Botinero del vice-presidente e bandiera nerazzurra. Tra Inter e Real Madrid c'è il Como, che in caso di qualificazione alla prossima Champions League farà un tentativo per trattenerlo ancora una stagione in riva al lago.

Attaccante uruguaiano rapido, con il senso del goal, in Italia per tre anni, con la maglia del Cagliari dal 1995 al 1998. Dario Silva in un'intervista a La Gazzetta dello Sport è tornato sulla sua carriera e sull'incidente del 2006 che gli ha cambiato la vita: "Mi sono distratto per prendere una fetta di torta rimasta incastrata tra i pedali del mio pick-up e mi schiantai contro il guardrail. Mi amputarono parte della gamba destra, volevo morire". "LA SCIMMIETTA" DI CAGLIARI "A Cagliari per tutti ero “Sa Pibinca”. Quel nome me lo diede Massimiliano Medda, un comico cagliaritano. In sardo significa “scimmietta”: ero un attaccante sempre in movimento, mi appiccicavo agli avversari e davo fastidio. A volte ero ingestibile e, senza fare male, tiravo anche qualche calcetto ai difensori per stuzzicarli" DAL CAMERIERE ALLO SCOUT "Dopo il mio ritiro ho lavorato a Malaga in una pizzeria di un amico, facevo il cameriere. Aveva tanti coperti e serviva personale, così mi sono proposto per aiutarlo. Ora faccio lo scout per il Cadice. Giro i campi qui in Sudamerica e cerco di trovare i talenti da portare in Europa”. "HO RITROVATO LA FELICITA'" "Anche senza una gamba si può essere felici. Fortunatamente mi ero già ritirato dal calcio. Nel 2012 ho avuto l’opportunità di partecipare alle Paralimpiadi di Londra, nel canottaggio, ma per vari motivi non ci sono riuscito. Lo sport resta una parte fondamentale della mia vita: vado spesso in bicicletta e nel 2009 sono tornato in campo per una partita di beneficenza" MILAN, IL GRANDE RIMPIANTO “No, il rimpianto è non essere andato al Milan, la squadra che ho sempre tifato. Gullit e Van Basten sono stati i miei idoli”.

Josip Stanišic contro Antonio Rudiger. Ai microfoni di Kicker il croato ha attaccato il centrale del Real Madrid, che in occasione del 2-1 dei blancos, nato proprio da un contatto valutato non falloso dall'arbitro Vincic, lo ha insultato pesantemente: "Non ho bisogno di parlare di quello che è successo quando ero a terra. Potete chiederlo a lui, vediamo se è uomo per ammetterlo, ma secondo me è assolutamente inaccettabile". INSULTO INACCETTABILE "È stata detta solo una parola, due volte – potete chiederlo a lui stesso – forse ha il coraggio di ammetterlo. Non voglio dire nulla perché non sono una persona che porta rancore. Non la prendo sul personale. Succede nella foga del momento. Ma non credo sia accettabile". Stanisic ha dovuto lasciare il campo all'intervallo, sostituito da Davies.

Lunga intervista di Simone Tiribocchi, ex attaccante e ora allenatore e opinionista tv, a Fanpage: "I ricordi legati al calcio sono tanti. Sicuramente ero un bambino molto timido. Non ero particolarmente sveglio o “furbo”, come si diceva all’epoca. Facevo fatica anche solo a giocare con i più grandi. Una volta, addirittura, ho vomitato per l’ansia di dover giocare con loro. I provini mi preoccupavano, qualunque cosa somigliasse a una prova o a un esame mi creava agitazione. Mi ricordo però che ero molto, molto veloce. All’epoca non esistevano i campi a cinque, a sette o a nove: si giocava direttamente a undici, su campi grandi. Con la mia velocità riuscivo a fare davvero la differenza e a segnare tanti gol". LA PASSIONE PER IL CALCIO E PER LA ROMA "Io e mio padre eravamo tifosi della Roma, è stato lui a trasmettermi questa passione. Con il lavoro che ho fatto, però, quella fede si è trasformata in una simpatia. Perché è difficile mantenere una fede così forte, quando il calcio lo vivi da dentro. Con mio padre comunque ho visto una quantità enorme di partite. All’epoca c’erano anche programmi sulle reti private che parlavano di calcio, e prima di Internet tanti risultati li vedevamo sul Televideo. Oggi basta prendere il telefono e trovi tutto subito". BOMBER SENZA GOAL "Due o tre partite senza gol ci possono stare, ma poi arriva l’ansia. La gente te lo fa pesare, i giornali, i media, e oggi ancora di più i social. I numeri certificano tutto: tiri, tocchi, errori. Non mi toglieva il sonno da giocatore, ma la responsabilità la sentivi eccome. Più non segni, più aumenta la pressione e meno rendi". PARTITA DA CANCELLARE "Ero all’Atalanta, in Serie B. Dovevamo vincere il campionato, ma partimmo male. Sbagliai un rigore con il Modena, poi venni espulso contro il Livorno. In quel periodo lo stress fu enorme: mi venne persino l’alopecia alla barba. Era un periodo difficile anche a livello personale che non ricordo molto volentieri". CONTE E GLI ALLENAMENTI DI VENTRONE "Niente palestra: esercizi da Marines, musica compresa. Usava strumenti avanzati per l’epoca, come il GPS collegato al computer. Con lui dovevi lavorare con il cuore oltre al 95% per 50 minuti. Se non lo facevi, non era soddisfatto. Questo portava anche al vomito, dovuto all’acido lattico. È successo anche a me, ma fa parte del lavoro". MOMENTI DIFFICILI "La difficoltà legata alla nascita di mio figlio, che ho già raccontato. I tanti pianti sotto la doccia dopo prestazioni brutte o periodi di forte pressione. All’inizio ti vergogni a dire che hai pianto, poi con il passare del tempo capisci che può liberarti. Ricordo un pianto fortissimo nello spogliatoio del Benevento: ero stato messo sotto pressione dai tifosi, ero stato molto criticato nelle settimane precedenti. Scoppiai in lacrime dopo aver segnato un gran gol al volo, non ricordo contro chi, forse il Palermo".