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Youth Experience
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Lunga intervista di Simone Tiribocchi, ex attaccante e ora allenatore e opinionista tv, a Fanpage: "I ricordi legati al calcio sono tanti. Sicuramente ero un bambino molto timido. Non ero particolarmente sveglio o “furbo”, come si diceva all’epoca. Facevo fatica anche solo a giocare con i più grandi. Una volta, addirittura, ho vomitato per l’ansia di dover giocare con loro. I provini mi preoccupavano, qualunque cosa somigliasse a una prova o a un esame mi creava agitazione. Mi ricordo però che ero molto, molto veloce. All’epoca non esistevano i campi a cinque, a sette o a nove: si giocava direttamente a undici, su campi grandi. Con la mia velocità riuscivo a fare davvero la differenza e a segnare tanti gol". LA PASSIONE PER IL CALCIO E PER LA ROMA "Io e mio padre eravamo tifosi della Roma, è stato lui a trasmettermi questa passione. Con il lavoro che ho fatto, però, quella fede si è trasformata in una simpatia. Perché è difficile mantenere una fede così forte, quando il calcio lo vivi da dentro. Con mio padre comunque ho visto una quantità enorme di partite. All’epoca c’erano anche programmi sulle reti private che parlavano di calcio, e prima di Internet tanti risultati li vedevamo sul Televideo. Oggi basta prendere il telefono e trovi tutto subito". BOMBER SENZA GOAL "Due o tre partite senza gol ci possono stare, ma poi arriva l’ansia. La gente te lo fa pesare, i giornali, i media, e oggi ancora di più i social. I numeri certificano tutto: tiri, tocchi, errori. Non mi toglieva il sonno da giocatore, ma la responsabilità la sentivi eccome. Più non segni, più aumenta la pressione e meno rendi". PARTITA DA CANCELLARE "Ero all’Atalanta, in Serie B. Dovevamo vincere il campionato, ma partimmo male. Sbagliai un rigore con il Modena, poi venni espulso contro il Livorno. In quel periodo lo stress fu enorme: mi venne persino l’alopecia alla barba. Era un periodo difficile anche a livello personale che non ricordo molto volentieri". CONTE E GLI ALLENAMENTI DI VENTRONE "Niente palestra: esercizi da Marines, musica compresa. Usava strumenti avanzati per l’epoca, come il GPS collegato al computer. Con lui dovevi lavorare con il cuore oltre al 95% per 50 minuti. Se non lo facevi, non era soddisfatto. Questo portava anche al vomito, dovuto all’acido lattico. È successo anche a me, ma fa parte del lavoro". MOMENTI DIFFICILI "La difficoltà legata alla nascita di mio figlio, che ho già raccontato. I tanti pianti sotto la doccia dopo prestazioni brutte o periodi di forte pressione. All’inizio ti vergogni a dire che hai pianto, poi con il passare del tempo capisci che può liberarti. Ricordo un pianto fortissimo nello spogliatoio del Benevento: ero stato messo sotto pressione dai tifosi, ero stato molto criticato nelle settimane precedenti. Scoppiai in lacrime dopo aver segnato un gran gol al volo, non ricordo contro chi, forse il Palermo".